Ecco come suonano le Poesie d'amore del generatore. Sotto ognuna trovi quello che era scritto nel modulo.
A te che resti
Sei tu che ti ricordi come prendo il caffè.
Sei tu che capisci quando dico che sto bene e non è vero.
Resti seduta lo stesso, senza fretta,
e dopo un po' me lo richiedi.
Non sono bravo a dirlo ad alta voce.
Tu lo sai, e mi lasci in pace.
Ma oggi lo scrivo, così resta scritto,
anche nei giorni in cui sto zitto.
Ti amo. Non come nei film,
ma come un martedì sera, i piatti e la radio.
È quella la cosa che tiene,
ed è quella che voglio con te.
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Poesia d'amore dopo otto anni insieme, quotidiana, un po' timida
Tre anni oggi
Tre anni da quando sei arrivata in ritardo
al nostro primo appuntamento, e stavo per andarmene.
Per fortuna sono rimasto un minuto in più.
A quel minuto ci penso ancora.
Sei ancora in ritardo.
E io aspetto ancora volentieri.
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Anniversario di tre anni, lei arrivò in ritardo al primo appuntamento
Dieci anni verso il molo
Dieci anni che ti sento annaffiare
i vasi sul balcone, all'ora giusta.
Sotto di noi Genova sa di mare,
e la giornata comincia, e mi basta.
Ci mettiamo poco a fare sera,
tu apparecchi e io asciugo i piatti.
La discussione dura, poi si fa leggera,
e restano di noi soltanto i fatti.
Scendiamo verso il molo quasi ogni sera,
tu parli e io cammino un passo indietro.
Di tutte le cose dette, questa è vera:
starei altri dieci anni in questo metro.
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Dieci anni di matrimonio a Genova, balcone e passeggiata al molo, tre strofe a rima alternata, tono quotidiano
Il caffè giusto
Marta, non ho comprato rose, lo confesso,
ti ho fatto il caffè giusto, come adesso.
Sei tu che tieni in ordine i miei giorni,
e io ti aspetto sempre, quando torni.
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Biglietto di San Valentino per Marta, niente fiori ma il caffè al mattino, quattro versi a rima baciata
Il treno per Firenze
Venticinque anni fa, sul treno per Firenze,
restava libero soltanto un posto.
Faceva caldo, era la fine di agosto,
e parlammo per ore di differenze.
Poi sono arrivate tre o quattro case,
gli scatoloni aperti a mezzanotte,
le pareti gelate e le lampade rotte,
e la stessa abitudine rimase.
Sono cresciuti due figli in quelle stanze,
i compiti la sera, poche parole.
Ci siamo divisi i turni e le scuole,
e non abbiamo chiesto mai vacanze.
Adesso il tempo passa un poco piano,
prendiamo ancora insieme qualche treno.
Il vagone d'agosto è sempre pieno,
e tu ti siedi accanto, e mi dai la mano.
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Venticinque anni insieme, si sono conosciuti su un treno per Firenze, quattro strofe a rima incrociata, tono grato
Non ho fretta
Ci conosciamo da sei mesi,
abbastanza per sapere come prendi il tè,
non abbastanza per dire parole grosse.
Va bene così, non ho fretta.
Mi piace che ridi prima della fine delle battute,
e che dici la verità sui film.
Se ti va, il prossimo inverno lo passiamo qui,
con la stufa che fa quel rumore.
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Storia iniziata da sei mesi, ancora agli inizi, due strofe senza rima, tono trattenuto
Ballare in cucina
La radio della sera è sempre bassa,
tu balli a piedi nudi sul pavimento.
La pentola borbotta, il tempo passa,
e io, Nadia, mi tengo quel momento.
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Poesia breve per Nadia, ballano scalzi in cucina mentre cuoce la cena, quattro versi a rima alternata
Il rifugio sopra Cortina
Beatrice, quel rifugio sopra Cortina,
la neve alta e la stufa in cucina.
Ti ho fatto una domanda con voce tremante,
e tu ridevi già da un buon istante.
Non c'era il violino e nemmeno l'anello,
solo due guanti bagnati e un cappello.
Fuori la neve scendeva senza rumore,
e siamo rimasti svegli per due ore.
Adesso c'è una data sul calendario,
un vestito, una lista, un itinerario.
Ma io ripenso a quella stufa accesa,
alla neve sui vetri e alla tua attesa.
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Proposta di matrimonio a Beatrice in un rifugio sopra Cortina, tre strofe a rima baciata, tono tenero
Un altro inverno
Quest'inverno l'abbiamo passato all'ospedale,
tra corridoi che sapevano di notte.
Io ti portavo il maglione, sempre uguale,
e contavo le mattonelle e le porte.
Non ho parlato mai della paura,
la tenevo nel palmo, stretta e zitta.
La notte in quelle stanze è troppo dura,
e l'alba dalla vetrata arriva dritta.
È tornata a marzo la primavera,
e tu hai ripreso a fare le scale.
Ridi di nuovo, la mattina intera,
e sembra quasi una cosa normale.
Non ti dirò parole troppo grandi,
non sono state mai il mio modo, e il resto
lo sai da sola, senza che lo domandi:
starei un altro inverno come questo.
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Poesia per Renata dopo un anno di malattia e la guarigione, quattro strofe a rima alternata, tono raccolto
Torna con il rumore
Fabio, russi come un frigorifero vecchio,
e io lo dico a tutti, e tu lo neghi.
Però quando sei via la casa è troppo zitta
e mi sveglio prima dell'alba.
Torna presto, e porta pure il rumore.
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Biglietto scherzoso per Fabio in trasferta, russa forte e a lei manca, cinque versi senza rima
Il venerdì, la valigia
Ci siamo abituati alla distanza,
ai messaggi mandati la mattina.
Tu fotografi il mare, io la vetrina
bagnata di Milano, e la mia stanza.
Il venerdì la valigia è già pronta,
l'imbarco sa a memoria il mio nome.
Non chiedermi ancora quando, né come:
di tutto il resto, questo è quel che conta.
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Amore a distanza tra Milano e Palermo, voli del venerdì, due strofe a rima incrociata, tono deciso
Un ballo ancora, Giovanna
Cinquant'anni, Giovanna, e me lo ricordo:
quella sera in sala non ero d'accordo,
volevo andarmene. Poi ti ho vista ballare,
e ho deciso in un attimo di restare.
Poi la casa in affitto e la stufa che fumava,
un inverno di coperte, e il pane bastava.
Hai cucito le tende, e piano piano
quel posto freddo è diventato meno strano.
Poi i tre figli, e le notti a metà,
ti alzavi tu, senza chiedere pietà.
Io dormivo, e ho fatto finta di niente:
te lo dico oggi, davanti alla gente.
Adesso siamo bianchi tutti e due,
e le mattine lente sono tue.
Accendi la radio bassa, con la mano
che trema un poco, e io ti guardo piano.
Cinquant'anni non stanno in una festa,
e di parole grandi non ne resta.
Ti chiedo solo un ballo, come allora,
piano, che di tempo ce n'è ancora.
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Nozze d'oro, cinquant'anni di matrimonio con Giovanna, si conobbero a un ballo, cinque strofe a rima baciata