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Poesia per il papà: esempi

Ecco come suonano le Poesie per il papà del generatore. Sotto ognuna trovi quello che era scritto nel modulo.

Per papà

Non parli molto, papà. Arrivi e basta, quando la macchina non parte. Stai lì con gli attrezzi e una tazza di caffè, poi riparte, e tu torni a casa. Non hai mai detto le parole grandi. Ci sei stato, ogni volta. L'abbiamo capito col tempo, e vale più di tanti discorsi. Grazie, papà. Da te abbiamo imparato più di quanto tu creda.
Questo era scritto nel modulo Poesia per il papà, uomo di poche parole, aiuta sempre in modo pratico

Le regole di papà

Papà ha tre regole: arriva in orario, di' la verità, e fai benzina prima che finisca. Hanno tenuto per tutta la strada. Le seguiamo ancora, quasi sempre. E pensiamo a te ogni volta che non lo facciamo.
Questo era scritto nel modulo Poesia breve e ironica sulle regole di papà

Diciannove marzo

Il diciannove marzo fai doppia festa, il santo e il padre nello stesso giorno. Arriviamo in otto e ci sediamo intorno, tu dici che è troppo, e nessuno protesta. Le zeppole le prendi dal solito fornaio, sempre due in più, e dici che è normale. Poi le porti in tavola su un vassoio e ne tieni una da parte per il finale. Non hai mai fatto un discorso intero, ci hai insegnato tenendoci la mano. Oggi lo dico io, e sono sincero: sei il posto dove torno, anche da lontano.
Questo era scritto nel modulo Festa del papà e onomastico nello stesso giorno, zeppole dal forno di sempre, tre strofe a rima alternata, tono caldo e familiare

Il mio papà

Il mio papà è alto come la porta, mi tira su e la stanza diventa storta. La sera fa la voce del leone, poi ride, e il ruggito finisce in un bacione. Quando gira la chiave, lo sento arrivare, e corro in corridoio senza aspettare.
Questo era scritto nel modulo Festa del papà vista da un bambino di cinque anni, giochi la sera e la chiave nella porta, sei versi a rima baciata, tono giocoso

Sessant'anni di bottega

Sessant'anni, e la bottega apre lo stesso, alle sette, con la saracinesca alzata. La segatura è una piccola nevicata, e l'odore del legno lo sento anche adesso. Mi mettevi in mano il metro da bambino, dicevi di misurare due volte e tagliare una. Non serviva la fretta, non serviva fortuna, bastava la matita dietro l'orecchio al mattino. Hai messo porte in mezza città, e culle dove dormono i nipoti. Non hai lasciato debiti né vuoti, hai solo detto che il lavoro si fa. Oggi la bottega resta chiusa un giorno, la torta è sul banco, tra i trucioli e i chiodi. Siamo tutti qui, coi soliti modi, a farti gli auguri, stretti intorno.
Questo era scritto nel modulo Sessantesimo compleanno del papà falegname a Vicenza, bottega e odore di segatura, quattro strofe a rima incrociata, tono celebrativo

Le domeniche in autostrada

La domenica sera si partiva presto, la borsa, il pane, e un sacchetto per il resto. Duecento chilometri fino alla mia stanza, e tu guidavi come fosse una vacanza. Non parlavamo molto, e andava bene, la radio bassa e il buio che va e viene. Poi mi lasciavi il pieno e un po' di spesa, e ripartivi subito, senza attesa. Salivi le scale con due borse alla volta, guardavi la caldaia e la finestra storta. Poi un caffè in piedi, dieci minuti, e giù di nuovo, con i saluti. Adesso quella strada la faccio al contrario, la domenica, e con lo stesso orario. Tengo la radio bassa, come facevi tu, e non c'è bisogno di dire di più.
Questo era scritto nel modulo Grazie al papà che ogni domenica accompagnava la figlia all'università a Bologna, viaggi in silenzio con la radio bassa, quattro strofe a rima baciata, tono affettuoso

Nonno adesso

Con noi eri di poche parole, papà. Con tua nipote parli tutto il pomeriggio. Le racconti le stesse storie, e lei ride dove ridevamo noi. Non ti avevamo mai visto così.
Questo era scritto nel modulo Pensiero breve per il papà diventato nonno, storie raccontate alla nipote, cinque versi liberi, tono tenero e sorpreso

Papà e la brace

La griglia è cosa tua, non si discute, chi si avvicina riceve occhiate mute. Accendi il fuoco un'ora prima del dovuto, e resti di guardia, in piedi, mai seduto. Le salsicce le giri con criterio, e chi propone qualcosa lo guardi serio. Dici che la carne va lasciata stare, poi la giri tre volte, senza aspettare. Quando è pronta, non mangi quasi niente, riempi i piatti e guardi la tua gente. Diciamo tutti che sei bravo col mestiere, ma sappiamo che è un altro il tuo piacere.
Questo era scritto nel modulo Poesia scherzosa sul papà che comanda alla griglia, salsicce e brace accesa in anticipo, tre strofe a rima baciata, tono ironico

La barca di mio padre

Adesso peschi, e il resto può aspettare, la sveglia alle quattro non ti pesa più. Il porto è vuoto, il cielo è ancora blu, e tu esci in mare senza avvisare. Per quarant'anni hai timbrato un cartellino in una fabbrica che non ti somigliava. Tornavi stanco e la sera si accorciava, ma tenevi da parte il sabato mattino. Adesso vengo anch'io, se c'è posto a bordo, porto il caffè e non dico niente. Guardo la lenza e capisco lentamente il tuo modo di stare, e me lo ricordo.
Questo era scritto nel modulo Figlio adulto e papà in pensione che pesca a Rimini, quarant'anni di fabbrica alle spalle, tre strofe a rima incrociata, tono riflessivo

Cinquanta candeline

Cinquanta candeline sono tante, ci vuole un respiro e una mano pesante. Soffia pure, papà, con calma e con fiato: la torta la teniamo noi, da un lato.
Questo era scritto nel modulo Biglietto per i cinquant'anni del papà, torta e candeline, quattro versi a rima baciata, tono leggero

Gli ulivi di mio padre

Sei nato in mezzo a questa terra dura, e non hai voluto un mestiere diverso. Conosci ogni albero e la sua misura, e sai quale ha sofferto, e quale ha perso. Io sono andato via a diciannove anni, con una borsa e poca convinzione. Hai messo dentro due camicie e i panni, e non hai chiesto niente, né una ragione. Adesso torno a ottobre, per le olive, e il frantoio lavora fino a notte. Le reti sotto i rami, le mani vive, e le dita che tornano a casa rotte. Non lo dici mai, ma ti fa piacere vedermi salire sulla scala storta. Non chiedi grazie, e non vuoi trattenere: mi dai una bottiglia d'olio sulla porta.
Questo era scritto nel modulo Figlio emigrato che torna a ottobre per la raccolta delle olive dal papà contadino in Puglia, quattro strofe a rima alternata, tono riflessivo

Quando suonava la sirena

Hai passato la vita vicino al fuoco, a tirare fuori dal buio la gente. A casa poi non raccontavi niente, e chiamavi mestiere quel che non è un gioco. Da bambino contavo i tuoi ritorni, la chiave nella toppa verso il mattino. Dormivi mentre il sole faceva cammino, e noi giocavamo zitti, per giorni. Adesso la divisa sta piegata, e il casco fa da fermaporta in cantina. Ma quando passa una sirena vicina, alzi la testa, e la stanza è cambiata.
Questo era scritto nel modulo Omaggio al papà vigile del fuoco a Torino, turni di notte e divisa ormai piegata, tre strofe a rima incrociata, tono solenne
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