Ecco come suonano le Poesie per il nonno del generatore. Sotto ognuna trovi quello che era scritto nel modulo.
Per nonno Piero
Nonno, il tuo garage è ancora aperto,
c'è sempre qualcosa da incollare o da avvitare.
Hai riparato tutto quello che la famiglia ha rotto,
e non hai mai fatto una fattura.
Raccontavi la guerra a pezzi piccoli,
solo quando eravamo abbastanza grandi.
Ci hai insegnato a lavorare in silenzio
e a non lamentarci per il freddo.
Oggi non devi riparare niente.
Oggi ti siedi, e la torta la portiamo noi.
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Nonno Piero, garage e riparazioni, poesia dei nipoti
Le mani del nonno
Le tue mani sanno cose che le nostre non sanno:
il legno, il nodo giusto, il peso di una cassetta.
Ci hai lasciato provare, anche quando sbagliavamo,
e non hai mai riso di noi.
Grazie, nonno. Le abbiamo ancora in testa, quelle mani,
ogni volta che qualcosa va aggiustato.
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Poesia breve per il nonno, il lavoro manuale, i nipoti
Ottant'anni di nonno Sergio
Ottant'anni, nonno, e la schiena dritta,
ti sei alzato alle sei anche stamattina;
hai fatto il caffè e la casa era zitta,
poi hai aperto la porta della cantina.
Hai imparato a stringere i denti da bambino,
e da allora non ti sei quasi mai fermato;
cantiere d'estate, e la neve al mattino,
non ti abbiamo mai sentito piangere il passato.
Oggi però comandiamo noi la festa,
la sedia buona è tua, e la teniamo vicina;
non tocchi niente, e nessuno protesta,
e il primo pezzo di torta arriva in cucina.
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Nonno Sergio compie 80 anni, la sveglia alle sei e una vita di cantiere, tre strofe in rima alternata, tono solenne e affettuoso
Sulle spalle di nonno Bruno
Nonno Bruno, sulle spalle divento alto,
più della mamma, e non ho paura del salto;
mi tieni le gambe con una mano sola,
e io saluto tutti come bandiera che vola.
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Poesia brevissima di un nipote bambino per nonno Bruno, portato sulle spalle per il paese, una strofa in rima baciata, tono allegro
Il berretto di nonno Alfredo
Hai passato la vita dentro una stazione,
e sapevi i minuti di ogni orario;
camminavi svelto lungo il binario,
e tornavi col buio in ogni stagione.
Da te abbiamo imparato la pazienza,
che ogni attesa finisce, prima o poi;
che chi parte torna, e chi resta siamo noi,
e che ogni ritorno ripaga la partenza.
Il berretto è rimasto dentro un cassetto,
e ogni volta che sentiamo passare un treno,
il silenzio in macchina diventa pieno,
e quello che pensiamo non viene detto.
Nonno Alfredo, ti chiamiamo ancora per nome,
quando i piccoli domandano di quegli anni;
raccontiamo i tuoi orari, i tuoi affanni,
e rifanno il tuo fischio, senza sapere come.
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Ricordo di nonno Alfredo, ferroviere di stazione, il berretto e la pazienza insegnata ai nipoti, quattro strofe in rima incrociata, tono raccolto
La partita di nonno Gino
Nonno Gino, la partita non si tocca,
e chi parla alle otto si chiude la bocca;
urli all'arbitro come fosse in cucina,
poi dici che il calcio moderno è in rovina.
Al novantesimo dormi già sul divano,
con gli occhiali storti e il giornale in mano;
ti svegliamo e giuri di aver visto tutto,
e che il secondo tempo era proprio brutto.
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Poesia scherzosa per nonno Gino, la partita in televisione e il sonnellino sul divano, due strofe in rima baciata, tono ironico
Novanta inverni di nonno Vittorio
Sei nato in un paese di poca terra,
hai visto partire tuo padre lontano;
sei cresciuto tra il pane duro e la guerra,
e a dodici anni tenevi la zappa in mano.
Sei partito anche tu con la valigia di cartone,
hai lavorato dove serviva una schiena;
e tornavi al paese una sola stagione,
per la vendemmia, e ripartivi appena.
Poi è arrivata la casa, e i figli, e il pane,
le domeniche lunghe, la tavola grande;
hai smesso di contare le settimane,
e non hai mai fatto troppe domande.
Adesso ti muovi piano, con coraggio,
e conti i giorni come si conta il grano;
hai alle spalle novanta inverni di viaggio,
e ci accogli sulla porta, parlando piano.
Oggi il paese intero ti fa festa,
il bar ha messo fuori le sedie in fila;
tu ti tocchi il cappello e alzi la testa,
e davanti a te la banda sfila.
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Nonno Vittorio compie 90 anni, l'emigrazione con la valigia di cartone e il ritorno per la vendemmia, cinque strofe in rima alternata, tono solenne
Il fico di nonno Nino
Nonno Nino, il fico dietro casa è tuo,
lo hai piantato l'anno in cui è nata la mamma.
Adesso arriva fino al secondo piano
e d'estate ci mandi su a raccoglierlo.
Diciamo che sono troppi, ogni volta,
e ogni volta ce li portiamo a casa.
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Poesia breve per nonno Nino, il fico piantato alla nascita della mamma, una strofa senza rima, tono semplice e concreto
La Vespa di nonno Enzo
La Vespa grigia la tenevi lucidata,
e mi portavi al mare senza dirlo a nessuno;
si partiva alle sei, quasi a digiuno,
e la mamma, quando l'ha saputo, era arrabbiata.
Oggi dorme in garage, sotto una coperta,
ma una volta al mese accendi il motore;
resti lì ad ascoltare quel rumore,
e per un minuto la strada è di nuovo aperta.
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Ringraziamento a nonno Enzo, le gite al mare in Vespa di nascosto, due strofe in rima incrociata, tono caldo con un sorriso
Al lago con nonno Aldo
Nonno Aldo, mi svegli sempre troppo presto,
portiamo il pane, le canne e un cesto;
non prendiamo mai niente, e va bene uguale,
perché il silenzio con te non fa male.
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Poesia breve di un nipote bambino per nonno Aldo, le mattine di pesca al lago, una strofa in rima baciata, tono tranquillo
La vigna di nonno Renzo
Hai imparato la vigna prima della scuola,
a otto anni tagliavi con la forbice grande;
tuo padre non spiegava mai con la parola,
ti guardava lavorare, senza domande.
A settembre la casa si riempiva di gente,
cassette, mani viola, il sole alto;
si mangiava in cortile e non mancava niente,
e la sera si ballava sull'asfalto.
Adesso ci passi in mezzo ai filari,
tocchi le foglie e vai avanti piano;
i tuoi figli ti guardano, quasi pari,
e aspettano un cenno della tua mano.
A tavola ci versi il primo bicchiere,
e aspetti in silenzio il nostro commento;
noi non sappiamo parlarne, sappiamo bere,
e tu ridi, e per oggi sei contento.
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Nonno Renzo, una vita in vigna in Toscana, la vendemmia di settembre e il vino a tavola, quattro strofe in rima alternata, tono grato
Le bocce di nonno Ettore
Nonno Ettore, alle tre sei già al circolo,
la maglietta buona e le bocce nella borsa.
Vinci poco e discuti moltissimo,
e a casa dici che la misura era sbagliata.
Non siamo mai venuti a vederti giocare,
e forse è una cosa da rimediare.
Sabato ci sediamo sulla panchina,
e per una volta tifiamo per te.
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Poesia per nonno Ettore, le bocce al circolo del paese, due strofe senza rima, tono affettuoso e un po' pensieroso